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Consumo di suolo inarrestabile
Di Legambiente Tradate, Tuesday 16 June 2020
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Pubblichiamo la riflessione di un cittadino venegonese su paesaggio e consumo di suolo.

Non possiamo che essere d'accordo: nonostante la legge sul consumo di suolo, infatti, continua senza sosta la cementificazione di terreni non edificati e di campagna in particolare in Lombardia.

Oltre alla piattaforma ecologica infatti arriverà presto un nuovo Bricoman a cancellare un altro pezzo di campagna e altro asfalto potrebbe cancellare il "Sentiero della Brughiera" (una delle poche strade "bianche" rimaste in zona che si dovrebbe valorizzare come area verde per il tempo libero) che collega Tradate a Vedano.

Ecco alcuni dati recenti: LINK


Cosa resta del paesaggio a Venegono?

Il problema nasce da una considerazione tanto semplice quanto amara: se un Venegonese volesse godersi una passeggiata nella natura, un panorama, un po’ di quiete, al riparo dalle auto e dall’asfalto, in quali luoghi potrebbe andare?

Non gli resterebbe altra scelta che infilarsi nel Parco Pineta, che per alcuni può risultare talvolta impervio, oppure raggiungere (in bici o in auto) la ciclo-pedonale sull’Olona, non proprio vicina.

Ebbene sì, di altri sentieri naturalistici o percorsi verdi all’interno dell’abitato non ne rimane nemmeno uno.

L’unica eccezione è il sentiero sulla piana panoramica occupata in parte dall’ ex-Aermacchi, che dall’Ospedale di Tradate correrebbe fino a Vedano, se non fosse interrotto da alcuni tratti asfaltati e edificati, e dalla discontinuità del percorso a livello di Fondo Campagna. Da quest’ampia distesa coltivata a campi o a brughiera, si possono godere magnifici tramonti e panorami fino al Massiccio del Monte Rosa, alle Prealpi con Sacro Monte e Campo dei Fiori, e, nei giorni limpidi, scorgere persino l’Appennino Piacentino.

La costruzione dell’edificio dell’eliporto, assolutamente indegno e irrispettoso del contesto, ha costituito un danno irrimediabile al paesaggio, almeno finché non verrà demolito in un lontano futuro. La creazione del sottopasso ferroviario poi ha portato all’asfaltatura di un tratto considerevole del sentiero sterrato, e seppur sostituendolo con una corsia ciclabile, ha intaccato definitivamente il paesaggio, introducendo il disturbo del traffico e togliendo naturalità al percorso, prima apprezzato per passeggiare e per le uscite degli animali da compagnia.

Nonostante queste ferite inflitte alla bellezza del luogo, il nuovo stile di vita imposto dal Coronavirus ha portato i Venegonesi ad apprezzare ancora di più il “sentiero della brughiera”, facendolo diventare in poco tempo il luogo preferito di sportivi, famiglie, anziani a passeggio, bambini in bicicletta, giovani a passeggio.

E proprio a quest ultimo angolo di Bellezza, l’Amministrazione di Venegono Superiore ha deciso di dare un ulteriore schiaffo, costruendo il nuovo centro di raccolta rifiuti.

Davanti a quest’ulteriore affronto al “diritto alla Bellezza”, che a ognuno è donato quando viene al mondo, e che è difeso dalla costituzione, tra i 12 princìpi fondamentali, all’Art.9 “La Repubblica […]tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.”, ho deciso di esprimere il mio profondo dissenso, durante l’inaugurazione della piattaforma ecologica tenutasi stamane. Ho cercato di radunare altre persone che condividessero il mio sdegno di fronte alla scelta di consumare ulteriore suolo in una zona appena al di fuori dell’abitato, interrompendo la continuità dell’unica zona di pregio paesaggistico ancora fruibile dal pubblico in tutto il territorio del Comune.

Purtroppo, non ho ricevuto adesioni effettive: alcuni, pur condividendo erano impegnati col lavoro, altri, pur condividendo non se la sentivano di manifestare, altri ritenevano inutile farlo a opera ultimata, altri invece erano favorevoli alla scelta di questo luogo per insediarvi la piattaforma, la maggior parte non ha dimostrato nessun interesse per la questione.

Le principali obiezioni sono state

“Ormai è stato fatto, bisognava pensarci prima”.

Prima ci si è pensato: per mesi, se non anni, si è provato a dissuadere l’Amministrazione comunale dal collocare qui la piattaforma ecologica, sia attraverso le interpellanze e le proposte delle minoranze, sia cercando di coinvolgere la cittadinanza con incontri pubblici.

“Prima di criticare, hai pensato se c’erano alternative?”

Sono state portate le alternative: non costruire a Venegono una piattaforma, ma aggregarsi a quella di altri comuni (come altre amministrazioni hanno fatto), oppure trovar un luogo più adatto che non deturpasse la percezione del paesaggio come invece in questo luogo avviene ora in maniera lampante.

“Non ha senso protestare adesso, tanto non può cambiare nulla”.

L’utilità di esprimere il dissenso anche se a cose fatte non viene capita da molti. Che senso ha celebrare gli eventi civili del 2 Giugno o del 25 Aprile? Che senso ha commemorare le stragi di mafia? Anche queste sono manifestazioni “a cose fatte” e il senso è lo stesso: dire alla collettività che c’è chi ha qualcosa da dire e lo dice, dire che c’è qualcuno per cui queste cose contano. Non far sentire la propria voce significherebbe dimenticare, non tramandare ad altri che c’è chi vorrebbe una realtà diversa da quella che si è realizzata.

Se manifesti, la nuova piattaforma resta dov’è, certo. Ma le persone vedranno che c’è chi non è d’accordo e agisce (per come può), forse questo farà iniziare le persone a pensarci, magari a parlarne sulla stampa, e magari per altre scelte future qualcuno avrà preso coraggio, e inizierà ad agire e farsi sentire non a cose fatte, ma prima che le cose succedano…e magari a non farle succedere.

Manifestare può quindi non avere un’utilità pratica nell’”ora”, ma l’avrà sicuramente sul piano della comunicazione, della formazione della coscienza collettiva.

Nell’ottica che in futuro diventi efficace anche sul piano pratico.

Per me è stato un imperativo morale dire che tutti i Venegonesi, non solo io, siamo stati feriti: ci è stato derubato un altro pezzo di Paesaggio, ci è stata sottratta un po’ di Bellezza.

Se questo adesso non cambierà le sorti della discarica, in futuro porterà chi decide a dover considerare anche gli aspetti che oggi ho voluto far notare, quelli della qualità del paesaggio, di una visione urbanistica più completa, che tenga conto anche del diritto alla Bellezza dei luoghi.

E se ancora non vorranno considerarli, in coscienza sapranno di mancare gravemente di rispetto a noi cittadini che a questi aspetti teniamo e che non abbiamo mancato di dirlo.

Perché sulla coscienza pesano non solo le opere (di chi comanda), ma anche con le omissioni (di chi non parla).

Coloro che decidono di permettere (o di non impedire) il consumo di nuove porzioni di suolo, ancor peggio se in modo irrispettoso del paesaggio e della bellezza, avranno invece sulla coscienza i danni PERMANENTI causati al territorio, a fronte di vantaggi immediati ma momentanei.

Nella parole di risposta rilasciate dal sindaco alla stampa c’è la verità su questa questione: “L’alternativa sarebbe stata rinunciare ad avere una piattaforma, con un aumento dei costi per i cittadini e, nel caso di un passaggio ad un’altra gestione, altri problemi”.

Tralasciamo la considerazione che i costi maggiori di utilizzo di un’altra piattaforma, non avrebbero mai raggiunto quelli per la costruzione di quella realizzata…

La discarica dunque si poteva evitare, con qualche difficoltà in più da affrontare. Ma piuttosto che risolvere queste difficoltà momentanee, si è preferito fare un danno al paesaggio che sarà permanente. È questo il discrimine.

I problemi si risolvono e mutano. L’edilizia rimane.

Ma ci sono altri cantieri che stanno erodendo, come un morbo il nostro territorio, dalle villette che silenti stanno sorgendo ai limiti dell’attuale edificato, al Bricoman di Venegono Inferiore, per cui spero anche altre voci oltre la mia si facciano sentire, se non altro per ricordare che ci siamo. Che per noi è importante.

Per ricordare a chi decide che questa è la direzione sbagliata.


Pubblicato in : , Territorio

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