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#Abbracciamola Earth Day 2020
Di Legambiente Tradate, Tuesday 21 April 2020
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Una volta conclusa l’emergenza Covid-19, quella del clima è la sfida decisiva che ci troveremo davanti.

La qualità dell’ambiente è un valore irrinunciabile anche per la nostra sopravvivenza e per la nostra capacità di reagire a situazioni difficili e impreviste.

Ricordiamoci che dietro a questa pandemia ci sono i cambiamenti demografici, socioeconomici e, non ultimi, ecologici.

Le politiche di contenimento non bastano, bisogna raggiungere la radice del problema. Una radice avviluppata al rapporto squilibrato fra l’invasività delle attività e dei consumi dell’uomo e l’ambiente che lo circonda.

Ogni anno decine di milioni di ettari di foreste ed altri ecosistemi vengono distrutti, degradati, frammentati; gli habitat naturali vengono trasformati senza rispetto per gli animali selvatici, c’è una perdita di biodiversità di specie e di paesaggio.

Ci dimentichiamo che la Terra è un “grande ecosistema”, in cui l’uomo e ciascuna altra specie, poco importa se grande o piccola, riveste e svolge un ruolo specifico nell’ecosistema in cui vive e proprio in virtù del suo ruolo aiuta l’ecosistema a mantenere i suoi equilibri.

E un ecosistema in buono stato sopporta meglio un disturbo, una malattia e reagisce meglio.

Pandemia e inquinamento atmosferico
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Pandemia e inquinamento atmosferico

La pandemia prodotta dal Coronavirus indirettamente ha fatto diminuire il terribile inquinamento atmosferico che coinvolge in particolar modo la Pianura Padana.

A causa delle limitazioni imposte dai decreti e dalle ordinanze di questi mesi noi di Legambiente Tradate non abbiamo potuto effettuare misurazioni della qualità dell’aria nel nostro territorio con la nostra strumentazione, ma possiamo commentare i dati di ARPA Lombardia, messi a confronto dal 2017 ad oggi per eliminare la variabile meteo.
 

I dati medi di PM10 (inquinante da polveri sottili, principale problema invernale) sono calati di circa un terzo su tutto il territorio lombardo.
 

Varese -27%: si tratta di un dato che ha una forte coerenza rispetto a quanto si sarebbe potuto attendere con la riduzione del traffico legata alle misure di emergenza, oltre che con una moderata riduzione delle emissioni da riscaldamento domestico legata prevalentemente alle temperature più miti della media stagionale, quindi nella nostra zona riducendo sensibilmente il traffico gli effetti positivi sulla qualità dell’aria vengono registrati immediatamente. Questo deve farci pensare, quando l’emergenza sarà alle spalle, alla necessità di nuove politiche per la mobilità, che premino chi si muove in modo sostenibile o le aziende che favoriscono lo smart working.


Le zone in cui le centraline Arpa fanno comunque registrare sforamenti del livello di PM10, qui costituito da tanti sali d’ammonio (solfati e nitrati) sono quelle della Bassa (Cremona, Lodi, Pavia e Mantova), che dimostrano come siano anche le attività di coltivazioni e allevamento intensive (pari al 40% della produzione nazionale) e il traffico pesante residuo, soprattutto quello autostradale, ad influire negativamente su quello che respiriamo.
 

Tutto ciò è dimostrato anche dalle osservazioni effettuate dal satellite Sentinel 5P, in orbita da alcuni anni. Esso è in grado di analizzare le bande di assorbimento di alcuni dei principali inquinanti atmosferici come ozono, anidrite solforosa, ossido di cloro, monossido di azoto, biossido di azoto.

Il biossido di azoto (NO2) è un indicatore dell’inquinamento dell’aria che viene normalmente emesso da automobili, aerei, centrali a carbone, raffinerie, industrie metallurgiche. Si riscontrano valori di questo inquinante tanto più elevati, quanto maggiore è l’attività antropica.
 

In Cina, con l’esplosione dell’epidemia da COVID-19 e la sospensione governativa di ogni attività industriale, la quantità di NO2 è calata addirittura del 40% rispetto al 2019.
 

Sulla Pianura Padana (vedi immagini qui riportate) l’NO2 è passato in media da 300 a 100 micromoli/mq.

  

L’inquinamento atmosferico indebolisce notevolmente il nostro apparato respiratorio e, tra l’altro, l’elevato valore di PM10 (particelle da 10 micron) si presta potenzialmente, secondo alcuni studi in corso, ad essere “veicolo trasportatore” delle particelle virali (molto più piccole, circa 0,01 micron), favorendo l’esplosione della pandemia.

 

 

 


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