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The nuclear comeback-La posizione di Legambiente
Di Legambiente Varese, Monday 19 April 2010
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Fermiamo il nucleare, non serve all’Italia

Venerdì 30 aprile ore 21 film e dibattito con Agostinelli, Monguzzi e Minazzi

 

Il 26 aprile del 1986 esplose il reattore numero 4 della centrale nucleare di Cernobyl, in Ucraina. I danni di quel disastro, a 24 anni di distanza, non sono stati ancora del tutto quantificati.

Chi è a favore del nucleare afferma che ora le centrali, così dette di ultima generazione, sono sicure. Ma secondo Legambiente non è il caso di farsi ingannare: la campagna dell’associazione ambientalista “Per il clima contro il nucleare” prevede iniziative su tutto il territorio nazionale per diffondere una cultura scientifica sui rischi ambientali, la sicurezza e i costi dell’energia atomica.

 

L’appuntamento a Varese

A Varese, Legambiente, UniversAuser e Filmstudio ’90 organizzano venerdì 30 aprile presso l’ex cinema Rivoli alle ore 21 un incontro per discuterne con esperti.

Il programma della serata, inserita nella rassegna “Di terra e di cielo”, prevede la visione del film “The nuclear comeback” e l’intervento di

Carlo Monguzzi, co-autore del libro “L’illusione nucleare”,

Mario Agostinelli, autore del libro “L’energia felice”,

Alberto Minazzi, coordinatore provinciale di Legambiente.

L’ingresso è gratuito.

 

“The nuclear comeback” , di J. Petterson, 75’, è vincitore del Festival Cinemambiente 2008 di Torino.

Il film affronta in modo preciso e dettagliato un argomento di scottante attualità, portando lo spettatore in luoghi finora inaccessibili, come la sala di controllo della centrale di Cernobyl, in cerca di ogni risposta possibile.

 

 

La posizione di Legambiente

Il nucleare non è sicuro, non garantirà all’Italia il rispetto degli accordi internazionali sui cambiamenti climatici, non ridurrà la bolletta energetica degli italiani nè le importazioni di combustibili fossili.

Alcuni dati lo dimostrano:

- L’Italia ha una potenza elettrica installata di ormai quasi 100.000 megawatt, mentre il picco di consumi oggi non supera i 55.000 megawatt. Le recenti dichiarazioni di autosufficienza energetica dei Presidenti di alcune regioni italiane valgono anche per il resto del Paese. Non abbiamo dunque bisogno di nuova energia ma di energia rinnovabile in sostituzione di quella fossile.

- Il nucleare costa troppo, in nessun paese al mondo si costruiscono centrali senza finanziamenti pubblici e garanzie statali, che ricadono poi sulle tasse e le bollette pagate dai cittadini. In Italia si distoglierebbero risorse importanti dalla ricerca per l’innovazione tecnologica e dalla diffusione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

- A fronte però dell’impiego di così ingenti risorse pubbliche, la risposta alla crisi economica e occupazionale non è significativa, soprattutto se equiparata al rapporto tra occupazione e investimento nei settori dell’efficienza energetica e delle rinnovabili. Secondo uno studio dell’Unione Europea del 2009 investire oggi per raggiungere nel 2020 il 20% di rinnovabili creerà 2,8 milioni di posti di lavoro con oltre 2000 imprese coinvolte.

- Il nucleare continua a essere rischioso: anche per i reattori di terza generazione EPR in costruzione sono emersi gravi problemi di sicurezza, come hanno denunciato, a novembre 2009, con una nota congiunta le Agenzie di Sicurezza di Francia, Regno Unito e Finlandia. Inoltre è utile ricordare che nel mondo non è stato ancora risolto il problema di dove depositare in modo sicuro e definitivo le scorie.

- Il nucleare non ridurrebbe la dipendenza energetica dall’estero perché importeremmo l’uranio e, secondo il recente accordo sottoscritto con la Francia, importeremmo tecnologia e brevetti esteri, per tutto il ciclo di vita fino alla messa in sicurezza delle scorie.

- Quanto al presunto “rinascimento” del nucleare nel mondo, i Paesi che lo hanno scelto negli anni sessanta e settanta del secolo scorso, sono costretti a prolungare l’attività delle loro centrali per evitare gli ingenti costi di smantellamento degli impianti a fine vita, come in Germania, o a progettarne di nuove, per evitare la crisi di un costosissimo comparto industriale, come in Francia.

- Infine il nucleare non darà nessun contributo a rispettare i vincoli posti dall’Unione Europea per ridurre le emissioni di CO2 del 20% entro il 2020, perché le prime centrali non saranno operative prima del 2026-2030, e perché il complesso ciclo di approvvigionamento della materia prima, di costruzione e smantellamento produce non poca CO2.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Pubblicato in : , Energia

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